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giovedì, giugno 14, 2007
PARANOICAFOLLE
Lasciare che le cose scorrano - ecco la verità-
che la pioggia bagni le strade
o che il sole illumini i prati fuori dalla città, i palazzi e i muri incrostati di smog.
Ogni cosa ha un senso relativo se è vero che intanto, il sole continuerà a fare il suo mestiere, la pioggia cadrà quando le andrà di farlo, e l'asse della terra non cambierà inclinazione.
Eppure sono così terribilmente legata alla necessità di indirizzare tutto per il verso giusto, governare ogni dettaglio, incanalare tutto, nei miei cassetti ordinati, nei miei idealtipi di plastica, costruiti con cura come un Lego.
Non sopporto l'elemento che sfugge al mio ordine, non sopporto di non poter intervenire con la parola, con la logica, con il ragionamento, con la preghiera, con la coercizione, con la follia. Non sopporto che qualcosa vada per la sua strada e non per la mia.
Io, come Dio, vorrei decidere il mio universo.
mercoledì, giugno 13, 2007
BLU VELVET.
Questa paura che ti scorre tra le dita è quasi ingestibile.
Si insinua nei sogni, di notte, e nello stomaco, di giorno. Ti veste il corpo, like blu velvet, accarezzandoti lentamente a provocare quel brivido che c'è prima del via, prima di lanciarsi, prima di fuggire.
Non sai se chiamarla paura dell'ignoto o se più vilmente è la paura di te stessa, dei tuoi limiti, di esserti messa dentro ad un gioco più grande di te, che non sai sostenere.
In realtà vorresti esserle amica, addomesticarla, imparare a conoscerla per acquietarla, dialogare civilmente. Ma è lei che controlla te, che governa il sonno e la veglia del tuo corpo, che ti accelera il respiro, che ti fa pensare e pensare come fossi un marchingegno rotto, claudicante, incantato.
Produce immagini, proietta in loop la pellicola del tuo film. Reazioni, nevrosi, traffico mentale, te, te, te
E allora, tra un fremito e l'altro, pensi: ma non era questo quello che volevi?
giovedì, giugno 07, 2007
TANTO PER PENSARE.
Ci sono giorni in cui, complice il tempo assassino, ci si ritrova a farsi qualche domanda scomoda davanti allo specchio. Oppure a riflettere sui grandi temi della vita, che se ne potrebbe forse fare comodamente a meno.
Per cui, oggi mi chiedo se sia meglio un lavoro di successo o una famiglia di successo, o entrambi.
E mi chiedo, più di ogni altra cosa, se in una sola vita si possano realizzare entrambe le cose.
Il motivo della mia inquietudine, spesso, è questa insana necessità di eccellere in tutto.
Di avere il meglio al meglio.
E’ la sindrome da “secchiona”, in un certo senso. O invero un complesso di inferiorità che mi sprona a lottare come un naufrago tra le onde per emergere, per poter affermare un giorno “si, sono proprio brava”, ecco.
Ho fatto tutto come da manuale, non mi si può proprio rimproverare nulla.
In realtà poi, mi rendo conto che una volta raggiunto l’arcobaleno, ci si accorge che purtroppo era più in là, ed ecco sopraggiungere la morte, la fine della vita, a chiudere con un gran bel fiocco rosso, o con la parola “arrivo”, tutto l’isterico valzer che s’era allestito fino a quel momento.
E dunque, che cos’è davvero fondamentale?
Questa mattina credo di voler rispondere che l’unica cosa che veramente conta è come ci si sente, ogni giorno.
E forse esiste un non sense di fondo, un vizio concettuale, in questa corsa al raggiungimento di traguardi sempre nuovi, che mi impedisce di godere del momento, che inficia con i dubbi e la fatica la preziosa irripetibilità di ogni ora di veglia.
Dovrei provare a reinventarmi, dandomi la possibilità di coesistere mediocremente con quello che è la mia vita, senza cercare di abbellirla con mille decori, senza buttare giù muri e rifare pavimenti, ma godendo di una sosta meritata a telefono spento sulla vecchia poltrona amichevole che già posseggo.
venerdì, giugno 01, 2007
Talvolta
ho l'impressione che sia tutto sbagliato. Scelte, percorsi, luoghi, persone, strade, energie buttate qua e là.
Come nel ricordo nebuloso dei compiti in classe di matematica, al liceo. Quando a fine problema mi sembrava di accorgermi che tutta la dimostrazione che avevo elaborato era centrata su assunzioni errate.
Mi capita anche oggi, in alcuni momenti.
Di percepire che tutto, progetti futuri e attuali, è sbagliato.
E allora vorrei voltarmi, e inziare a camminare.
Oppure stracciare il foglio rifare la punta alla matita e provare a ragionare da capo.
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