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martedì, novembre 28, 2006
Ieri sera per un attimo ho visto.
Ho compreso che sto sbagliando molto, se non tutto. Che la vita è un trancio di tempo differente per tutti, anche se quando ci sei dentro sembra che possa non finire mai. E allora non sai a che distanza ti trovi dal punto finale, oltre al quale non sei più.
Dunque vale la pena di essere felici, di provarci, di sentirne il dovere profondamente.
Vale la pena di guardare in faccia le persone e dare, sentire, esistere con intensità e passione, sorbire ogni attimo nella sua bellezza, anche quando sembra ci sia solo dolore, non sprecare nulla, nemmeno una briciola di ciò che si può vivere sulla pelle, nemmeno un gesto. Ridimensionare ogni cosa, anche ciò che sembra tragico e inaffrontabile perchè nulla lo è realmente, sotto gli eventi estemporanei c'è la verità. Per ognuno diversa, ma simile nella sua essenza.
Quante banalità si possono dire sulla morte?
Per evitarle non ne dirò nessuna.
Ho solo una grande voglia di imparare a dare importanza alle cose giuste. A VIVERE.
venerdì, novembre 24, 2006
VI CONSIGLIO UN LIBRO PER IL WEEK END:

Io sono sinceramente indecisa sull'affrontare o meno questa lettura : ho un passato da stronza (giuro, assolutamente non volontaria) e non è andata bene nemmeno così.
Passerei a questo punto al PIANO LOURDES.
martedì, novembre 21, 2006
GLORIA DELL'IO vs GLORIA DEL NOI.
A volte mi chiedo quale sia il giusto limite dell'egoismo umano.
E' corretto pensare a se stessi, scegliere i propri percorsi in base alle proprie necessità e ambizioni, comportarsi nel modo che si reputa migliore per il proprio equilibrio personale. Ma quand'è che questo atteggiamento diventa puro e semplice egocentrismo, deprivato di qualsiasi altra pulsione?
L'uomo primitivo aveva il diritto e il dovere di muoversi ponendo se stesso come fine ultimo di ogni cosa, all'epoca si chiamava SOPRAVVIVENZA. Oggi però la storia è proseguita dando nuovi frutti, la società si è evoluta nel senso della condivisione delle vite tra esseri umani, nella produzione di sentimenti che orientano le scelte personali e che mescolano all'egoismo primordiale una serie di altre componenti che spostano la direzione del vettore azione.
Mi pare tuttavia che in molti casi gli effetti dei presunti sentimenti messi in gioco siano alquanto labili, quasi ininfluenti. La forza dell'ego prevale su tutto, IO IO IO è il non sense che sento urlare come un coro unico ovunque mi giri. IO domina tutto, in modo cieco e sterile, senza sviluppi: manca il coraggio di INZIARE A PENSARE diversamente, prima ancora di agire. Provare ad abbandonare il trono di solitudine spirituale dal quale domina il proprio egoismo, e scendere sotto dove ci sono le persone, dove ci sono i sentimenti, l'amore, magari, anche, molto molto più lontano.
Mi sono un pò stancata di queste dinamiche deludenti dietro alle quali intravedo solo la chiusura mentale ed emotiva di chi mi circonda. Non sono arrabbiata, furente o sofferente. Sono solo stanca, come se non potessi farmi comprendere da un popolo che parla un'altra lingua. Certo è che il SENTIRE non si può insegnare, la dedizione a qualcuno, la delicatezza con cui si gestisce il rapporto con le persone a cui si vuole bene è una materia spiegabile difficilmente se non la si intuisce da sè.
Io sicuramente non sono il tempio dell'altruismo e della comprensione, ma a poco a poco vivendo insieme a qualcosa di più grande dei miei bisogni fisiologici e non (leggi scala di Maslow), ho capito che dare ad un altro la sensazione di non essere solo con le sue fragilità e fatiche, ma farlo sentire aiutato, capito ed integrato in un progetto di vita vero, è lievemente più gratificante che mangiare, dormire, defecare, gloriarsi di sè e vivere tutti soli con il proprio appagamento istante, dopo istante, dopo istante.
venerdì, novembre 17, 2006
giovedì, novembre 16, 2006
NOVEMBER
Novembre ha la forma del Natale che si avvicina, degli scatoloni con gli addobbi e le palle colorate da recuperare in cantina, la musica in sottofondo che scivola sul legno e rotonda riempie l'ambiente.
Il freddo frizzante della mattina che ti avvolge nei maglioni e nelle sciarpe che portano ancora il profumo dell'anno scorso, e intorno c'è la nebbia e ci sono i colori dei boschi, rosso e arancione, quando ti trovi a percorrere le strade delle campagne, lontano dai tetti della città.
Novembre ha la forma di quelle notti immote, quando fuori non c'è nessuno, e la foschia avvolge i lampioni oltre la finestra, quando senti il cuore al caldo e vorresti che quell'attimo di amore che avverti nitido durasse in eterno, che si potesse toccare e riporre e tenere al sicuro.
E' che purtroppo, a volte, la magia si spezza, e non sei più al riparo. Il freddo ti investe come un treno in corsa nel mezzo dello stomaco e ti getta a terra, ti ricopre e ti penetra fino in fondo, a congelare il cuore. E allora tutto sembra finto, tranne il freddo da cui non puoi fuggire.
venerdì, novembre 10, 2006
It's a song to say goodbye.
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