PESCEGATTO.
Sono profondamente inadatta alla vita.
Mi sembra di averlo già detto, no?
E' che nell'ipotesi in cui questo blog fosse una sorta di "testamento virtuale" o "autobiografia emotiva", non vorrei si perdessero questi aspetti fondamentali. La ridondanza, per altro, fu uno dei primi concetti con cui feci amicizia ai tempi remoti dell'università.
Sono inadatta.
Purtroppo all'inadeguatezza non ci sono risposte, è un pò come nascere storpi. Temo pertanto non vi siano nemmeno rimedi: manco di furbizia, di malizia, di una giusta dose di cinismo, e di una spruzzatina di cattiveria che rende sempre le cose più facili.
Sono una piccola, patetica, ingenua buonista, intrisa di un perbenismo quasi pedante, eccessivo e peggio ancora, per nulla fittizio. Mi do quasi fastidio da sola. Mi tirerei una sberla volentieri urlandomi in faccia con occhi spalancati "Svegliati idiota, non ti accorgi che stai sbagliando tutto?"
Strapazzarmi psicologicamente tuttavia frutta scarsi risultati, ne ho la prova tangibile. E' come chiedere ad un pesce di essere un gatto, è impossibile per lui riuscirci, non può tramutare completamente la sua natura e tutto ciò che se ne può cavare al massimo è un pescegatto. Che rimarrà sempre e comunque un pesce. Seppur con i baffi.
Per cui sono giunta alla conclusione che se sono un pesce e non posso essere un gatto, chi mi vuole bene dovrà farlo superando i limiti imposti dalla mia inadeguatezza. Del resto, l'amore che cos'è se non una forza che va contro la gravità, la fisica, la ragionevolezza e a tutto quanto ci possa essere di equilibrato e sensato?
E se non ci sarà nessuno pronto ad accettare la mia piccola sfera di candide certezze e bisogni, il mio decalogo morale in netto contrasto con l'andazzo circostante, allora me ne starò tutta sola dentro di me, con una lacrima enorme su cui far galleggiare tutte le speranze e i sogni irrisolti.
