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lunedì, maggio 22, 2006
PARENTELA.
La poesia nasce dal sangue. Mi tocco le viscere, senza pudore.
Guardo intenta come fosse autoerotismo, strappo via.
Devi farlo anche tu.
Qualcuno sogna di camminare nel buio boschivo, profanare tombe, chiedendosi Dio chi è, con chi sta seduto al tavolo. Io creo la mia poesia dal terrore nascosto di perdere me stessa e l'amore, legata a qualche incontrovertibile destino di polvere e pagine ammuffite.
Godo di questa oscillazione, prima tutta sul baratro, ora lontana per aria. E'la vita, immensa e spaventosa, mentre mi trema lo stomaco prima di scivolare di nuovo a rotta di collo, ad occhi chiusi, sperando di cadere, sperando di godere, come in un ballo frenetico e esoterico.
Perdiamoci. Disegnamo cose senza senso, con quelle dita che sanno colorare. Perchè tu ignori, ma nel tuo disequilibrio offuscante, nella tua cecità, è l'autocontrollo a dominare.
mercoledì, maggio 17, 2006
Che bello sarebbe.
Fosse tutto sempre come le prime volte, quando non te lo aspetti, quando ti senti scoppiare di felicità e di paura e di.
Conservare per sempre quella magia, come fosse il primo istante di vera consapevolezza. Nei primi momenti, c'è la lucidità. Poi si perde, tra le parole, le incomprensioni, i battiti aritmici.
Si perde la bellezza primordiale di tenere fortemente a qualcosa indipendentemente da tutto il resto, senza pretendere nulla, senza sovrastrutture pesanti e noiose, senza maiomatumanoi.
Che stolta la mente umana, che non sa vivere di istanti progressivi ma solo di un insieme che via via si deteriora con l'usura.
Che bello sarebbe, se tu potessi mai sapere cosa c'è qui, dove non puoi vedere, dove puoi immaginare ma solo con mille dubbi e incertezze, e diffidenze. Se per un attimo potessi stringerti la mano e farti scrutare uno scorcio di profondità, limpidamente.
Allora sarebbe ancora come quella notte, quando non c'era altro che io e te.
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