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venerdì, febbraio 24, 2006
LE CONSEGUENZE DELL'INFLUENZA.
Sono a casa malaticcia da un pò di giorni.
L'influenza ha dei restroscena inaspettati e non piacevoli. Trascurando l'aspetto meramente televisivo della faccenda e quindi la grave tendenza che ho sviluppato a sorbirmi i beveroni della De Filippi e a zappingare in cerca d'ossigeno tra le Olimpiadi e qualche Tg, mi sono accorta che c'è un effetto collaterale ben peggiore.
L'influenza costringe a letto. Alla solitudine, al pensiero.
Ed il pensiero è una forma del tutto malsana dell'attività umana, lo dimostrano la psicologia e la scienza che individuano l'origine fisiologica del pensiero in quanto motore principale all'azione e nulla di più. Tutto ciò che eccede il pensiero operativo è assolutamente negativo, e non è altro che l'eco, il riflesso, durante la veglia, dell'attività ricreativa che la mente produce durante il sonno tramite il sogno.
Detto questo, io a non pensare non ci sono proprio riuscita. Neppure guardando i programmi della De Filippi.
Mi sono fatta un pò male, come se avessi messo il cuore fuori sul balcone ora che piove e lo avessi dmenticato lì, senza andare a riprenderlo. Ci sono pensieri che fatico a smentire, insicurezze che mi fanno tremare un pò le gambe, anche se cerco di reggermi bene in piedi perchè sono già caduta troppe volte, ora basta.
Forse mi aspetto che qualcuno recuperi il mio cuore per me, chiuda la finestra, venga qui accanto e mi riscaldi tutta, mi tenga al buio della sua presenza, che non serve aprire gli occhi adesso, non c'è niente da vedere, sento tutto quanto.
venerdì, febbraio 10, 2006
Così accadde che la fiamma Olimpica mi passò sotto il naso.
Simpatica la Fiamma Olimpica, soprattutto se è a domicilio.
Tutta la delegazione mi è transitata proprio sotto il naso, e comodamente baciata dal sole sui balconi del mio ufficio, ho potuto godere dell'allegro spettacolino.
Lo Spirito Olimpico non mi sta assolutamente pervadendo, ma tutto sommato devo riconoscere che l'idea di una catena di tedofori che accendono fiaccole dalla Grecia a qui mi affascina. Così come la sensazione che l'evento abbia una portanza mondiale non solo grazie ai media, ma ad una vera comunanza di valori: la lealtà sportiva che unisce.
Via Roma ha preso vita nel battito olimpico, così ricolma di persone, di passi, di sorrisi e di applausi sembrava finalmente priva del suo aspetto consueto di severa eleganza. Mi è sembrato di sentire per la prima volta l'appartenenza a questa Torino che fa da ospite, per la prima volta forse ho avvertito che provo un amore forte per la mia città, dovuto alla consuetudine che le devo e all'aspetto retrò che la rende soavemente nostalgica.
Di queste Olimpiadi ricorderò soprattutto Lei, Torino emozionata nei suoi abiti vecchi e in quelli di nuovissima fattura, che accoglie la fama senza troppo clamore, come una vecchia signora lusingata ma composta.

venerdì, febbraio 03, 2006
FOCALIZZAZIONI
L'errore sta nel credere fortemente che una persona, quella persona, risponderà esattamente ai miei bisogni.
L'errore sta nella prospettiva da cui si osserva la vita: se mi sento protagonista sto già sbagliando. Io non sono che una componente del gioco, non tutte le azioni, le parole, i gesti sono rivolti a me. Non tutto intorno a me è stato concepito per me stessa.
E' che proprio non riesco a rassegnarmi al fatto che posso decidere e scegliere solo per ciòche dipende esclusivamente da me. Non riesco a raccontare la mia storia dalla prospettiva di un narratore esogeno, e convincermi che ogni elemento, nonostante mi sia legato, sia indipendente e faccia per sè.
Perciò mi condanno ad aspettare, a chiedere e a chiedermi il perchè, quando mi sembra così ovvio il da farsi e così ovvia la mia necessità, questa non venga immediatamente placata. E allora butto fuori anche le emozioni che non si possono spiegare e che escono da questa comunicazione totalmente storpiate e decontestualizzate, e rimangono lì, incomprese, tra le mani di chi non sa che farsene perchè non le capisce.
mercoledì, febbraio 01, 2006
Voglia di stare al riparo.
Di sentire pelle su pelle, senza parole. Solo contatto che dice tutto quello che c'è da sapere.
Voglia di carezze sull'anima e calore tiepido, non invasivo. Voglia di smettere per un attimo di pensare perchè c'è chi lo fa per me, portandomi via per mano senza sforzi eccessivi, senza attriti.
Voglia di non chiedere nulla perchè ogni cosa viene da sè. Voglia di sapere che certamente è così, senza incertezze, come un sorriso che si propaga dentro e fuori e veste ciò che è nudo.
Voglia di pace. Immota. Silente.
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