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lunedì, gennaio 30, 2006
ECONOMIA DELL'INNOVAZIONE.
Lui impera dietro la sua scrivania. Con la sua fitta barba bianca e quel pullover che mi ricorda un pò il Libro Cuore, chissà perchè.
Mi avvicino con passo sacrificale, la musica di Ennio Morricone manca in aula Magna ma rimbomba nella mia testa. Ci squadriamo. O meglio, lui squadra me poichè io lo conosco benissimo (fu il Presidente di Commissione alla mia prima laurea).
Mi siedo. Mi aspetto un segno di concilianza sociale ma tutto ciò che mi dà quest'uomo è una penna in mano. E un foglio di carta.
E poi mi chiede praticamente di disegnargli una serie di strategie d'impresa tutte lì, su quel foglio. A me viene in mente solo di disegnare cuoricini e fiorellini su un foglio di carta, solitamente. Tuttavia chiamo a gran voce l'unica cellula cerebrale rimastami a disposizione in seguito al lungo studio esfoliante e cerco di dare vita a qualcosa lì, su quello stesso foglio.
Lui infierisce, mi chiede i punti di equilibrio iniziali e intermedi. Io riesco a pensare a tutti gli equilibri possibili, meno che a quelli che si trovano su di un piano cartesiano. Tanto più percorso in lungo e in largo da curve di isocosto, isotecnica, isoricavo e output vari. Gli butto lì uno, due tre punti in perfetto stile punto croce. Non sembra pienamente convinto, forse non gli piace il ricamo.
Fatto sta che mi porto via un votarello che mi rovina la media, ho dimostrato comunque che al di là dei punti il concetto lo avevo afferrato.
E d'ora innanzi l'unico punto di equilibrio a cui mi prenderò il lusso di pensare sarà il mio baricentro, tra un tacco e l'atro.
giovedì, gennaio 26, 2006
LIMEN.
Un'amica tra 8 minuti si imbarcherà sull'aereo che la poterà in Giappone.
Non conosce bene la lingua, ma va lì per impararla. Una volta arrivata sarà duro raggiungere da sola l'appartamento in cui abita la famiglia che la ospiterà. Tokyo è immensa e le tariffe dei taxi sono un pò care (diciamo una media di 200 euro a tratta).
Però c'è l'avventura e la realizzazione di un grande sogno che le riempiono gli occhi e anche se per questi primi tre mesi di lontananza sarà difficile per lei sentire amici, famiglia e fidanzato, si parte lo stesso perchè la vita può essere densissima, a volte.
Penso che mi manca un pò il fremito del viaggiare. Quando percorri con la tua valigia i corridoi dell'aeroporto, la terra di mezzo che apre le porte al contatto con l'altro da sè. Mi manca appoggiare i piedi e i passi su terra straniera, stupirmi per qualcosa che non ho mai visto e imparare a conoscere come si vive al di là del mondo, ma anche al di là dei confini della propria città.
Penso che i confini di questo ufficio si stiano restringendo, come una maglia infeltrita e le maniche mi vanno troppo corte, ormai.
Tira aria di Giappone per l'estate di questo 2006. Che non si nega mai una visita ad una vecchia amica, a patto che non si debba prendere il taxi per raggiungerla.
lunedì, gennaio 16, 2006
IMPERATIVI.
Devo studiare.
Devo studiare.Devo studiare.Devo studiare.Devo studiare.Devo studiare.
DEVO STUDIARE.
Devostudiaredevostudiared
evostudiaredevostudiaredevostudiarede
vostudiaredevostudiaredevostudiaredevostudiare.
D.E.V.O.S.T.U.D.I.A.RE.
E devo lavorare. Il week end è finito, non ha lasciato traccia di sè nella clausura automortificante che mi sono inflitta. Non ho trovato nemmeno il tempo pratico/concreto per guardare The Elefant Man ,film di David Lynch che punto da tempo, e che mi è stato finalmente prestato.
Devo correre, il tempo sta scadendo. L'appuntamento è per le 13.30 alle 12.30 devo uscire dall'ufficio, (...)prendere la macchina, devo nutrirmi ingurgitando qualcosa senza nè sapore nè arte nè parte.
E poi devo telefonare, (...)andare,(...) venire, devo risolvere le cose in sospeso, devo ricordarmi tutto, ciò che è capitato al lavoro e ciò che deve capitare, e quello che devo ancora fare e dire, ciò che deve essere portato a termine e ciò che deve essere appositamente lasciato in sospeso.
Devo proseguire e chi c'è c'è e comunque è sempre troppo lento questo andazzo, mi sembra di dover compiere ancora troppe cose e che i miei stessi passi siano più avanti di me, il resto del corpo dov'è? L'ho lasciato più indietro, l'avrò mica perso?insieme ai 2 cellulari che devo tenere con me, e che non abbiano un graffio per carità, non devo farli cadere.
Devo perchè voglio, ma soprattutto perchè devo, al momento. C'è scritto sull'annuario, c'è scritto sull'almancacco, c'è scritto sul contratto e sul carico didattico, c'è scritto ...dove?
Devo. Ricordarmi. Che. Sono. Viva.
(per ora)
lunedì, gennaio 09, 2006
STRANE ABITUDINI:O PRENDERE O LASCIARE.
(Giochini da blogghers)
Poichè sono tutta strana, o quanto meno a me stante, mi è alquanto difficile trovare in particolare 5 strane abitudini. Tuttavia, ce la metterò tutta, fosse anche solo per sentirmi davvero come tutti gli altri, che di abitudini strane ne hanno 5 e finita lì.
1) Io non mi pettino i capelli: LI STIRO. Questo significa che OVUNQUE IO VADA, ovunque mi trovi e con chiunque io sia, insieme a me c'è anche il mio super phon, soprannominato dagli amici più cari "IL MOSTRO", per via delle sue dimensioni e soprattutto dello sgradevole suono che produce se messo in azione.
In assenza del mio phon, io non mi muovo. Non posso nè uscire nè avere relazioni sociali casalinghe. In questi casi sono dunque destinata all'esilio volontario e alla schizofrenia.
2) Le uniche scarpe che indosso sono con TACCO, possibilmente a SPILLO. Nel mio scarparoba (merita un nome a se stante per la vastità della scelta che offre) non esistono scarpe che siano prive di almeno 5 cm di tacco. Le uniche scarpe rasoterra che posseggo sono le Nike che uso in palestra, per altro non ritenute da me degne di essere definite SCARPE. Diciamo piuttosto che esse sono un attrezzo tipico da attività sportiva.
per questo motivo di solito vengo derisa e denigrata da tutta la compagnia che non perde occasione per mettermi in difficoltà con lunghe passeggiate sulla sabbia o nella neve. Occasioni durante le quali io dimostro comunque grande spirito di adattamento e forza d'animo, cercando di sorridere alla vita e al mondo sociale che mi circonda scivolando, cadendo e imbrattandomi il meno possibile.
POSTILLA: quest'inverno, per evitare di essere linciata dalla mia indulgente metà ho effettuato l'acquisto di 1 paio di stivali in stile militare dotati di para. L'acquisto naturalmente è stato un compromesso tra la necessità di non scendere di culo per le vie della Valle d'Aosta e il mio innato senso del fashion.
3) Non faccio la doccia se non dispongo di un'ampia risorsa di crema idratante di cui aspergermi dopo essermi lavata. Questo impone che io viaggi per bagni altrui (se non mi trovo nel mio, ampiamente dotato di ogni genere di cremina presente sul mercato) trascinandomi dietro un beauty, dalle vere e proprie dimensioni di un bagaglio ricolmo di sostanze untuose e profumate di prima necessità.
4) Non ho mai un soldo in tasca. Non 5 euro, non un euro. Nulla. Ogni acquisto che effettuo è con carta di credito o bancomat. Quindi un tabaccaio comune prima mi ride in faccia e poi mi sbatte fuori dalla bottega con un calcio. E' per questo motivo che giro sugli autobus costantemente priva di biglietto, e nonostante questo ho preso la multa solo 2 volte nella vita (di cui una ho cercato di convincere il controllore che avevo dimenticato l'abbonamento nell'altro portafoglio).
5) Uso inventarmi personaggi di fantasia teneri e cucciolosi in cui immedesimare i miei rapporti affettivi. Poichè i piccoli personaggi hanno non solo una loro personalità e una loro inflessione di voce costituita per lo più da squitii dolci e versetti, ma anche un loro vocabolario accade spesso che il modo preferito di comunicare tra me e il mio uomo diventi proprio quello degli animaletti cucciolosi, tanto da suscitare il cordoglio e lo sconcerto di chi, per errore, si trova ad ascoltare queste coversazioni nel pieno delle proprie facoltà mentali.
Regolamento: il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro.
Invito NESSUNO. sono liberale, chi vuole giocare, giochi!
giovedì, gennaio 05, 2006
...ON A NEW YEAR'S DAY
Ho un'immagine impressa nella mente per questi primi giorni dell'anno.
E' una stanza di legno e d'arancione, con un grande letto e una parete a vetri accesa sulle montagne. Distesi, stiamo leggendo. E non c'è alcuna fretta di comunicare, di rumoreggiare. Le nostre anime si toccano, seppure assorte nella lettura, e di tanto in tanto ti leggo una frase, perchè mi piace.
C'è un tepore diffuso che placa tutti i turbamenti, l'affanno dell'anno che è finito e lo stesso che ci ha portati fino qui, riparati dal mondo.
Sto bene, è forse a causa di questa sensazione di intimità profonda che viene dalla condivisione di un momento così privato, come quello della lettura e del silenzio, che va al di là del sesso e dell'amore. Al di là del tatto e di un corpo nudo e di una penetrazione. Oltre.
Vorrei rimanere così per ore, per sempre. A rilassare il dolore piacevole nei muscoli, dopo lo sci. Sapendoti incredibilmente vicino, a portata di mano, di abbraccio, di notte.
E' questa la felicità, credo. Quando accade, per caso, di ritrovare un equilibrio all'interno dell'anima e la capacità di percepire il senso che ricolma ogni gesto, quegli attimi di immensità miscroscopici e fugaci durante i quali qualcosa stranamente si apre, e lascia intravedere ciò che misteriosamente si apre al di là.
Guardo fuori e ci sono le luci ad illuminare piccoli sprazzi di montagna, l'aria è fredda, così pulita che mi ripulisce anche dentro.
Tienimi per mano, di cos'altro abbiamo bisogno?

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