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giovedì, dicembre 29, 2005
2006>> PLAY>>
Mi fa sempre un certo effetto il passaggio da un anno all'altro.
Quando un anno finisce non si può fare a meno di riassumerlo in qualche ricordo definito e ripensare se stessi nel tempo, guardarsi un pò dall'esterno, come se fosse veramente possibile.
C'è questa sensazione sospesa di incertezza, che non so bene se definire dolce o fastidiosa, che avvolge tutto il concetto dell'anno che verrà e che rende indefiniti anche i confini di Alice, come se davvero il primo gennaio di ogni anno significasse un nuovo inzio, una nuova partita.
Il 2005 è stato l'anno dei grandi assestamenti. Tutto il disordine dentro e fuori ha preso il suo posto, le spiacevolezze del 2004 sono annegate in un benessere sorprendente nella sua costanza, tanto da farmi dimenticare quanto sia importante non trascurare la felicità per i piccoli dettagli imperfetti.
Ora bisogna guardare avanti, la stabilità non può durare per sempre e del resto non è ciò che desidero. Il 2006 arriverà insieme a tutti i progetti e i sogni e i tentativi maldestri di mantenere le cose belle sane, forti e rassicuranti. Sarà un osso duro, già lo sento.
La lista della spesa per i prossimi 365 giorni prevede:
- laurearmi definitivamente o quanto meno finire gli ultimi tediosissimi esami (possibilmente gloriosamente); chiudermi alle spalle il pesante portone dell'Ateneo e non mettere mai più piede presso la segreteria degli studenti di Palazzo Nuovo;
- ritrovare la perduta forma fisica e non di certo imbottendomi di GINSENG e GUARANA' ma con la faticosa accettazione interiore dei nuovi bioritmi (anche se il suono della sveglia sarà per sempre un grande incubo);
- dotarmi di una nuova serenità che mi renda equilibrata almeno al 90% delle mie potenzialità e che mi consenta di provare a dare per scontati un paio di punti di partenza essenziali riguardo la mia vita;
- sorridere, imparare, assorbire, leggere, conoscere, amare, dare, vivere, vedere, amare, amare, crescere, IL PIU' POSSIBILE.
martedì, dicembre 27, 2005
SENSAZIONI
E' strano come la percezione del Natale possa cambiare nel momento in cui la festa diventa una parentesi tra due serie di giorni lavorativi.
E' tutto ridimensionato rispetto ai tempi lunghi del passato, allora il Natale e tutto il suo calore rimanevano lievi nell'aria fredda dei giorni successivi, quando si partiva per stare un pò in mezzo alla neve. Un bel pò. Ad assaporare i momenti di vera felicità che può regalare la vita di fronte ad un thè caldo dopo una sciata, a guardare la notte che scende con il suo silenzio stellato, lontano.
Ora è diverso. Questa mattina Torino stava come una bambina assonnata, alle 9 del mattino mentre il business stava per ricominciare, e dello spirito natalizio sembrava essersi dileguato tutto.
Eppure il cuore del Natale mi rimane addosso, come un maglione caldo e vecchio, con le sue frasi familiari e un pò scontate, con gli abbracci che forse si fanno un pò più veri, con questa sensazione di pace che innegabilmente infonde in tutti quanti. Anche in chi dice di odiare questa festa.
Penso ad un posto riparato, dove mi meriterò una pausa di solo amore. E penso ad un thè caldo, dopo una sciata, mentre fuori scende la notte a riposare ogni fremito.

mercoledì, dicembre 14, 2005
EPILOGHI POSSIBILI.
Che ridere mi fai.
Così stretto nella palandrana dei tuoi atteggiamenti sicuri. Avvolto nelle parole chiare, che ti danno quel piacere sottile di sentirti maschio.
Ingessato nelle tue risposte lineari, tanto da non riuscire ad aprire uno spiraglio di inquietudine interrogativa, che ti spinga ad indagare il perchè profondo delle cose, l'anima imprescindibile di ogni sbalzo emotivo. Statico, nell'ingannevole certezza di farcela benissimo, anche da solo.
Quando sarò andata via, rimarrà qualche spiffero e farà freddo.
Non quel freddo d'inverno che vedi sul termometro, ma quella sensazione di gelo lieve che ti penetra nelle ossa e rende tutto fastidioso, difficoltoso.
Quel malessere che inspiegabilmente provi la mattina di Natale, quando scopri che fuori, sopra la città immobile e cristallizzata nella nebbia, un raggio di sole stanco e fuori posto taglia il paesaggio senza pietà.
Allora sarai solo e tutto nella tua vita avrà lo stesso valore, le stesse cose di prima saranno tue, piacevoli o meno. Sarai autonomo e chiaro, come oggi. Non avrai bisogno di nessuno per essere te stesso, perchè ti reggi in piedi perfettamente e non devi chiedere mai.
Ma con l'umidità, si sa, con quel vuoto riarso nello stomaco, c'è poco da fare.
domenica, dicembre 11, 2005
OGGETTI RITROVATI, COSE PERDUTE.
Questa mattina mi è capitato tra le mani un vecchio quaderno su cui anni fa trascrivevo i messaggi.
L'ho aperto per caso, nell'intenzione sospesa di buttarlo via, e bevendo il caffelatte della colazione ho riletto qualche pagina.
Mi è apparsa l'immagine di una vita irriconoscibile rispetto a quella di oggi, persone che si sono eclissate nel nulla, immagini di vicinanze perdute, amici che ho perso passo dopo passo, che non so dove sono, che cosa fanno e con chi lo fanno.
Ho letto d'amore, immenso e profondissimo, sensazioni che non sapevo e non ricordavo, ho visto quanto ero sorda e quanto in verità le cose siano diverse da come le si percepisce. Ho letto quanto bene mi volessero personaggi insospettabili e quante cose si sono condivise nella quotidianità delle serate trascorse insieme senza darci troppa importanza.
Mi sento molto più povera oggi, sebbene ogni minuto della mia esistenza sia ricolmo di impegni e di senso. Mi sento privata di quel contatto umano vario e vasto che nelle sue sfumature più superficiali porta una incredibile poesia e pienezza.
Il regalo di Natale più bello sarebbe poter riabbracciare sotto al vischio qualche rapporto che non ho saputo curare con le dovute attenzioni, ritrovare nelle persone che ho tralasciato per rincorrere i miei budget complessivi gli stessi sorrisi di una volta. Sapere che stanno bene. E che non hanno dimenticato, come invece ho fatto io.
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