Dalla finestra aperta entra una brezza leggera. Con qualche nota fredda.
L'estate è matura, ormai. Oggi pomeriggio ascolto la musica a basso volume, risuono solo io tra gli uffici vuoti, ricolmi di quella sensazione di solitudine che si porta dietro agosto, nei suoi colori caldi ma già sfumati.
Ripenso a cento cose, i pensieri si mescolano e il retrogusto ha la dolcezza nauseante della malinconia. E del disgusto.
Come cambiano le cose. E le persone. Non mi abituerò mai a seppellire rapporti con cerimoniale d'addio. Non mi abituerò a considerare la verità per quello che è: una scatola vuota di tutto. Senza piacevoli sorprese.
In fondo, se sapessi riderne, ci sarebbe da tenersi la pancia con due mani per i numeri da clown di alcuni, e per le commedie brillanti di altri.
Tra qualche giorno, vacanza. E lunghe notti di cure, al caldo di quelle braccia che non mi hanno mai violentata, ma solo accarezzata.
Assaporo l'avvicinarsi dell'ora di un aperitivo lungo Po stasera, dopo il lavoro, e il pensiero di essere circondata da poche ma splendide persone vere.