IL MALE DELL'ARTE.

Sin City si trova alle porte dell'Inferno, ma nessuno lo sa.
A Sin City, tutti sono cattivi. Anche i buoni sono cattivi, la gente si divide tra i cattivi cattivi e i buoni cattivi. Ma neanche questo si sa. Perchè a Sin City le cose stanno così e basta, si nasce al buio e vi si rimane per il resto della vita e la violenza è compagna, mai nemica.
La violenza è il principio ordinatore di tutto, nemmeno tu puoi sfuggirci, se vuoi vivere. E allora prendi su te stesso, e le tue ultime forze e uccidi, uccidi, uccidi digrignando i denti nel tuo mondo grigio, dove solo alcuni particolari hanno un colore. E di solito sono quelli che ti penetrano dentro, nel profondo e scaldano un pò tutto quel freddo. Per poi tornare a morire.
A Sin City ci sono pochi angeli, forse nessuno. E purtroppo credono ancora alle favole. Per loro è finita. se non oggi, sicuramente domani, quando non sarà un giorno nuovo. E forse per te è meglio morire così, perchè l'hai deciso tu con la tua compagna pistola puntata in fronte, prima che qualcuno possa interrompere tutto togliendoti anche la dignità della morte, nella valanga di sangue in cui verresti affogato.
Guardo con occhio stranito questo ennesimo virtuosismo cinematografico, in cui la tecnica del fumetto si innesta sulla pellicola con estrema facilità e armonia. Rimango sospesa tra il fascino della tecnica e la perplessità che mi procura assistere a tutto questo orrorre così assoluto e senza soluzioni, senza speranza.
Mi chiedo perchè l'arte stia lentamente volgendo verso una dimensione di sola rappresentazione del male estremo. Fosse anche solo la denuncia della fognatura di malesseri che percorre la nostra società, malata all'interno, all'origine, nel cuore delle sue istituzioni e delle sue forme governative.