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martedì, aprile 26, 2005
VARIAZIONE SUL TEMA.
Non pensavo saresti arrivato.
Si stava facendo tardi e qui la sera cala velocemente, quasi all'improvviso. Il buio viene giù fitto come un sipario e se non sei preparato rimani sospeso con il tuo gesto a metà, come un attore che abbia sbagliato scena.
Non ti aspettavo. Mi ero abituata a questa idea, vedi? E' tutto in disordine qui intorno. Che disastro, scusami.
E' che avevo intenzione di concludere tutte quelle cose che ho da fare e che non riesco mai a portare a termine. L'importante è risolversi all'azione: legare i capelli così in modo che non scivoli nemmeno una ciocca (mi passi l'elastico?) . E poi, via. Muoversi. Ad esempio ripulendo armadi, buttando tutto ciò che è vecchio tranne le cose a cui mi lega l'abitudine e l'amore, fare un bilancio di tutto il nuovo, valutare quanto mi piace, fermarmi ad annusare un vecchio maglione intriso di ricordi, e poi lasciarlo lì dov'è sempre stato il suo posto, con indulgenza.
Avevo intenzione di leggere un libro...questo. Deve esserci ancora il segno da qualche parte...ecco, pagina 34. L'avevo comperato perchè mi piaceva la copertina, la sua consistenza. Le pagine, ruvide e vagamente gialle, che sanno di vecchio e di prezioso. Poi l'ho lasciato lì, su quel davanzale, abbandonato. Perchè è' venuta a mancare la pace, quella adatta alla concentrazione e ad assaporare un caffè sfogliando parole.
E' difficile idratare l'aridità. Quando si implementa non si tira su altro che terriccio grigiastro, senza vita.
Invece sei qui. Riempi tutto, c'è poco spazio. Ora provo a mettere via qualcosa.
Vuoi sederti? Si,qui...tra i cuscini. Magari per terra. Questa notte l'aria è tiepida, non dobbiamo avere paura del freddo.
Quando ho sentito bussare non ho collegato immediatamente il rumore a te. L'ho confuso con il suono dei miei passi, che stupida. Mi sentivo così dentro ai miei passi, a questa sensazione di me insieme a me, che quasi mi sono spaventata. Volevo correre davanti allo specchio, mettermi un pò in sesto, buttare lì un restauro veloce. Ma non c'è stato tempo. Eri già entrato. Posso andare a cambiarmi un attimo?
Non so se crederci. Che ti piaccio così, quando il mondo è tutto fuori. Quando sono piccola e spettinata, e ho gli occhi stanchi. Quando ho un pò sonno e non riesco a brillare, a ridere e a buttare indietro i capelli con gesto elegante. Ho paura a crederci, che ti piaccio così.
Però sono felice che tu sia arrivato. E mi sento tranquilla, anche. Magari non vado a mettermi a posto...sto così, in tuta riesco ad incrociare meglio le gambe...e mi viene da parlare a bassa voce, standoti vicino. Senza pensare a niente altro.
martedì, aprile 19, 2005
Eletto il Papa.
Fenomenologia da finale del Grande Fratello.
venerdì, aprile 15, 2005
AZIONE/REAZIONE
E' fantastica questa natura umana che si protegge con un istinto primordiale come quello della sopravvivenza.
E' scientificamente dimostrato che il corpo umano in situazioni di forte pericolo e di uno stress nervoso, come può essere la paura, sviluppa una energia muscolare ed una reattività centuplicata rispetto al comportamento normale. Questa è una dinamica che interessa anche gli atteggiamenti mentali e le risposte psicologiche.
Per cui, quando un individuo X si accorge di avere commesso errori irreparabili, oppure si trova senza giustificazioni di fronte a qualcosa di non desiderabile costruito dalle sue stesse mani, reagisce ricreando un iter di alibi salvagente che gli occorrono come scappatoie per non rimanere schiacciato dal suo stesso senso di colpa o peggio, dal peso della verità.
Chissà mai cosa accadrebbe se la natura non avesse provveduto ad addestrare le sue creature alla FUGA.
martedì, aprile 12, 2005
PULIZIA.
Mi compiaccio di essermi impegnata rigorosamente a non scrivere alcunchè in merito a:
- Papa morto e relative reazioni dell'umanità;
- Elezioni e tutto ciò che ne comporta;
- un terzo argomento a scelta tra: globalizzazione, il matrimonio di Carlo d'Inghilterra e relativa consorte fossile, questione israelo-palestinese;
Ho evitato di aggiungere palate di banalità alla discarica già strabordante di ciò che si legge in giro.
sabato, aprile 09, 2005
Tutti si atteggiano ad ottime persone.
Poi al nocciolo nessuno lo è.
Con ogni probabilità nemmeno io.
martedì, aprile 05, 2005
BACK FROM CHINA. Atto secondo.
La Cina è il luogo dei profumi, e degli odori.
Chiudendo gli occhi si potrebbe ricostruire il disegno del paesaggio, i suoi colori, semplicemente schiudendo le narici e affidandosi all'aria circostante. Sembra di vederla, la Cina, attraverso i suoi percorsi olfattivi.
L'odore della Cina è quello dei suoi cibi, delle bancarelle che affollano i quartieri popolari, ma anche quelli ultramoderni. I cuochi sono vestitti di bianco, hanno le facce sudate per il calore della brace e le espressioni serie e attente di chi sta svolgendo un compito fondamentale per tutta l'umanità. Mi sono avvicinata a questi chioschi, in una via di Pechino luccicante di alberghi occidentalizzati dal lusso, e ho visto spiedini di topo, di serpente, di cavalletta e di baco da seta. Ho avuto un momento di cedimento solo di fronte agli spiedini di scarafaggio, e ad un americano che ha deciso di addentrarsi nell'oscura degustazione di un riccio di mare crudo, appena decapitato.
L'uomo di fronte a me è vecchio, ma pedala con lena.
Mi sento fuori luogo sulla carrozzina foderata di rosso da cui osservo le stradine di Pechino che si snodano a passo di biciletta. E sui visi di queste persone sono scritte infinite storie, celate dall'ombra della riservatezza così discreta di questo popolo, che vorrei fermarmi ad ogni angolo, sulla porta di ogni negozio e farmi raccontare, ruga dopo ruga, i racconti di vita cinesi.
Provo a srotolare i miei passi lungo le anfratte dei quartieri della Cina vera, quella delle contadine che tornano dal mercato portando due ceste sulle spalle, mi imbatto in un teatro di posa, guardo ogni colore come se fosse il primo. Quanto è poetico questo gusto cinese così denso, così kitsch.
lunedì, aprile 04, 2005
BACK FROM CHINA. Atto primo.
Dalle finestre del mio ufficio vedo il lunedì mattina distendersi sopra Via Roma, Torino. Italia.
Quando cammini lungo le vie del Tempio del Cielo, ogni rumore si fa lontano.
Sono entrata in questa Cina multiforme con il passo pesante. E tutti i kilometri intercontinentali percorsi, che mi si scioglievano sulla pelle, con quell'odore strano di viaggio, che si prende sugli aerei, o sui treni. Sono scesa sulla terra ferma, la prima cosa sono state le donne.
Le donne cinesi sono la loro grazia estrema, e il sorriso. Viene da chiedersi come sia possibile un sorriso così vero, tra le catapecchie di Pechino vecchia, dentro ai negozi poveri saccheggiati dalla moneta occidentale, sul palco di un teatro. Le osservo rapita, mi piacerebbe imparare quell'espressione limpida, quella femminilità fragile e affascinante che emanano come un profumo innato. La vecchia matrona che ci accoglie nella sua casa povera, al centro della città antica, siede come una regina nel suo regno. Mostra la cucina male intonacata e le due brandine dove dormono lei e il marito ossequiandoci con gesti gentili. Guardo le rughe sul suo viso, e quell'orgoglio pacato del suo portamento. Guardo il nulla che possiede, e il suo sorriso.
Poi, si cammina. I passi sembrano microscopici a confronto con le grandezze cinesi.
Le vie sacre dei templi, i cortili, le pagode hanno in sè un'idea di immensità che si traduce immediatamente negli spazi aperti, nella vicinanza imminente del cielo, nelle dimensioni di ogni percorso. C'è molto Dio in questi luoghi, in questo silenzio impossibile, così affollato di persone, nella brezza leggera che accompagna la scoperta della sacralità cinese, così ben riuscita. Io cammino, sento crescere dentro qualcosa di simile alla felicità più vado avanti, sento vicinanza estrema con i miei amori in Italia, ora che sono dall'altra parte del mondo.
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