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lunedì, gennaio 31, 2005
Pubblico ciò che segue non a caso. Ultimamente molti esempi mi stanno convincendo della necessità sempre più impellente di chiarire l'Amore a se stessi, anche nelle sue leggi, al fine di non renderlo una pessima storpiatura di ciò che dovrebbe essere. La felicità è Amore, nient'altro. Felice è chi sa Amare. Amore è ogni moto della nostra stessa Anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propia Vita. Felice è dunque chi è capace di Amare molto. ma Amare e Desiderare non è la stessa cosa. L'Amore è desiderio fattosi SAGGIO; L'Amare non vuole Avere, vuole soltanto AMARE. -Hermann Hesse-
lunedì, gennaio 24, 2005
PIACEVOLEZZA DEL LUNEDì Risveglio all'alba e immediata sensazione di influenza. Hai presente quei giorni da VivinC che vorresti depennare dalla stagione invernale?Sintomatologia tipo: Collo incriccato, mal di gola, occhio tumefatto da pugile fallito. Tuttavia, caracollo giù dal letto, pare più un suicidio che altro, e mi infilo qualche maglia addosso stratificando sull'onda di una sorta di petulanza geologica. Il gelo mi pietrifica appena uscita dal portone di casa, mi giro intorno guardinga, aspettandomi un cambio di temperatura repentino che dia il colpo di grazia alla mia salute vacillante. Riesco a muovere uno o 2 passi raggelati tagliando l'aria ghiacciata con la parte laterale del tacco a stiletto e casualmente non prendo una leggendaria storta. Dopo X minuti arriva un autobus scalcinato, lo stile è molto Jamaica, ma almeno trovo un posto a sedere. Senonchè dopo pochi isolati il poveretto esala l'ultimo respiro borbottante e muore in P.zza Bengasi in un effetto di luci al neon tra il tragico e il comico. Apro un occhio al di sotto dello squallido berretto di lana che mi sono calcata sulla piega superliscia e sulla fronte dolorante, rendendomi conto che sarebbe necessario un ulteriore sforzo muscolare per smottare verso una nuova fermata ed un nuovo bus. Dopo innumerevoli traversie, giungo nel gran finale al mio ufficio: la felicitante scoperta è che per la prima volta dopo diversi mesi un numero incredibile di personaggi ha scelto di svegliarsi all'alba e di sopraggiungere sul luogo di lavoro il prima possibile. Essendo io l'unica depositaria (per il momento) delle chiavi dell'ufficio, mi rendo conto che tutta l'ira furibonda dei vari lavoratori in attesa ricadrà esattamente su di me. Cerco di recuperare con un ammaliante - Ciao...come va?...ehm...è che l'autobus S'è ROTTO...coff,coff- Nel silenzio più assoluto apro la porta, striscio svilita verso il bagno. E per consolarmi mi restauro un pò il trucco.E' solo lunedì.
lunedì, gennaio 17, 2005
SOGNI. Sono nel bel mezzo della savana. Stranamente, la visuale è ostacolata da un canneto, fitto. Le canne sono steli alti, del colore paglia che sembra contagiare ogni cosa. Siamo un gruppo di persone non ben definito. E stiamo correndo. Presto, se non sapremo nasconderci bene, verremo travolti da un branco di rinoceronti furiosi. Il rumore si avvicina. Diventa frastuono. Mi volto, il flusso del pericolo furioso mi è scivolato accanto, senza travolgermi. Una bambina dietro di me è stata schiacciata dal peso della rabbia dei rinoceronti. Il corpicino senza vita è ancora sanguinante, sembra sgonfio. Un uomo anziano lo tiene sulle ginocchia, lo guarda come se si stesse chiedendo che cosa significa e poi. Lo butta via. Lo butta via. Lo butta via. Sto camminando, la strada è asfaltata e mi sento serena, sono in compagnia di tutti gli amici più cari. Ad un tratto, 4 gorilla si calano dalle fronde fitte che costeggiano la strada. Tra le urla, tutti si disperdono. Mi sembra di essere rimasta sola ed invece, al mio fianco un'Amica sta correndo . La strada diventa faticosa, la salita si fa ripida e le bestie dietro di noi, sono inferocite. Troviamo una radura, nascosta rispetto alla strada e ci fermiamo per riprendere fiato. Alzo lo sguardo e vedo che appeso ad un albero, impiccato, c'è un uomo vestito da cow-boy. Ad un tratto alza il capo e comincia a parlare, non riesco a sentire che cosa dice perchè l'orrore mi ricolma i polmoni di nuovo fiato e riprendiamo a correre. Sto cercando riparo, so che devo arrivare alla casa di una persona che amo, il motivo della mia corsa in fondo è quello. Dei gorilla, mi importa relativamente. Devo raggiungere il mio amore, lo sto cercando perchè non so più dov'è e si sta facendo sera... Arrivo finalmente al cancello. E' chiuso, non si smuove neanche di un millimetro. urlo, chiamo, mi dispero. e nessuno mi risponde. L'Amica mi infonde forza nuova, cerca di trovare una soluzione e scendiamo al villaggio. Proverò a cercarlo lì il mio amore, magari si è solo dimenticato di aprirmi. Al villaggio nessuno vuole offrirci un giaciglio, la notte è scesa sulla nostra storia, non sappiamo dove dormire. E il mio amore non c'è più. Non c'è più Non c'è più. Guardo fuori dalla finestra. E' notte fonda e c'è la tempesta. L'acqua scende scrosciando rabbiosa e crudele dal cielo, i tuoni sono assordanti e i fulmini illuminano un paesaggio deserto. Ad un tratto, vedo mio padre, nel mezzo del fragore. E' fradicio, l'acqua gli cade addosso pesante come un fardello insostenibile, ma lui sta ritto in piedi, sotto al furore della tempesta. intorno a lui non c'è nulla, si è allontanato da tutto ciò che potrebbe attirare i fulmini, ma ad un tratto uno lo colpisce. Nella tragedia della mia angoscia inzio a piangere, sento il petto implodere in se stesso. Guardo tra le lacrime il corpo di mio padre disteso sull'asfalto. Si rialza. E' malconcio, ma si rialza.
domenica, gennaio 09, 2005
Ok. E' ora di riprendere contatto con le cose. Il 2005 è sopraggiunto senza particolari colpi di scena. Per la prima volta il conto alla rovescia di mezzanotte mi ha riscoperta serena, forse solo un pò assonnata. Balcone con vista sulle montagne valdostane, neve a poetizzare ogni cosa, soliti botti, soliti baci...di cui qualcuno fasullo e qualcuno molto vero. Ora che il 2004 è un ricordo, non temo più un sano bilancio dell'anno trascorso, anche se penso che tirare le somme a posteriori sia talvolta inutile e talvolta doloroso. In realtà mi sorprendo a scavare in questo passato recente senza ritrovare i mostri che mi sembra di avere abbattuto: un 2004 così ostile a prima vista, si ridipinge con tinte nuove. E allora riemergono alla coscienza i traguardi raggiunti, qualche pessima abitudine seppellita sotto al cumulo di verità, gli attimi fuggenti fatati cristallizzati tra le mie mani quasi per caso. Tra le macerie dei giorni pessimi di questo 2004 mi accorgo di non aver saputo scorgere quanto di nuovo e sorprendente stava germogliando al di sotto della polvere...vorrei non ripetere questo errore nell'anno che verrà. Rifletto su quanto della vita si perde nel pessimismo di un momento. Quanto i nostri ricordi siano talvolta falsati dal dolore di un periodo, che offusca anche tutto il resto. E il tempo scorre con i toni tetri dell'incapacità di accorgersi di quali incredibili potenzialità si agitano in ogni istante della vita, quanto privilegio abbiamo nel poter godere di ogni giorno nuovo, senza sapere esattamente che cosa ci riserverà. Mi sveglio questa mattina con la sensazione di domani, quando la routine universale ricomincerà. Non ho voglia di immergermi nel solito traffico quotidiano, ma non ci penso. Mi sento come chi ha imparato qualcosa di molto importante.
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