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lunedì, novembre 29, 2004
DONNIE DARKO.(Richard Kelly).

Un film da vedere a 16 anni. Per raggiungere il giusto grado di inquietudine. Che sarà la spinta sotterfugia a ritrovarsi di tanto in tanto di fronte a questa pellicola, con il variare delle ere della vita. E scoprire ciò che è cambiato, insieme all'interpretazione.
Sempre più spesso il cinema propone il racconto della paura. Non più mascherata sotto le goffe forme dei morti viventi di Romero, ma con un racconto diverso: quello della mente che sfugge al controllo consapevole e come un grande proiettore dà vita ai mostri che non sappiamo sconfiggere e dietro ai quali, il più delle volte, si celano semplicemente i grandi interrogativi dell'esistenza.
Donnie Darko mi ha provocato immagini e turbolenze simili a quelle provate tempo fa di fronte al'incomprensibilità di MULHOLLAND DRIVE. Di fatto, la similitudine con David Linch di Richard Kelly è comprovata, sia dalle tecniche di montaggio che da una spiccata predilezione per la notte, come momento di rivistazione del tutto. E soprattutto, della verità.
Ho riflettuto a lungo sul COME desideravo interpretare questo testo dalle mille strade. Volevo cogliere l'opportunità che danno solo alcune geniali opere d'arte di ricreare un SENSO univoco ma assolutamente SOGGETTIVO che ripercorra all'interno dell'opera il percorso personale e privatissimo di chi la fruisce. Ho capito che con Donnie Darko non è possibile farlo. Il film cambia con il tempo, pur rimanendo sempre lo stesso, è multiforme e mai costante e la peculiarità unica di questa creazione è l'adattabilità del suo significato alla PAURA di un istante.
3 PERCORSI DEL MIO SENSO:
1) Donnie vive la sua adolescenza come momento liminale di passaggio verso l'età adulta. Per abbandonare i terrori infantili, deve affrontarli con coscienza e superarli con la forza della consapevolezza. L'adolescenza diventa RITUALE di transizione e si conclude con la MORTE (metaforica nel senso e reale nel flm) di Donnie, che rinascerà con una nuova identità nell'età ADULTA.
2) Il film per intero è una riflessione sulla PREDESTINAZIONE dei percorsi individuali e sulla parte che Dio ha in tutto questo. Se si potesse conoscere il futuro, lo si potrebbe cambiare con azioni consapevoli? La risposta del regista è no, dal momento che Donnie riesce a vedere le scie dei percorsi futuri di chi lo circonda come già scritte ed egli stesso verrà comunque trascinato verso la fine del mondo (la sua morte) dai suoi stessi sogni.
3)Donnie si sveglia dopo un brutto sogno. Ride. Il destino lo attende, nonostante tutto perchè la vita in sè non ha senso.
Qualunque cosa sia scritta dentro a Donnie Darko, può essere allo stesso modo mia e tua. In un mondo in cui l'universalità non esiste più e Dio lo si può intravedere per caso, tra il chiaro e lo scuro, oppure può passare inosservato tra il moto ondoso delle paure, questo film ha qualcosa di tutti.
mercoledì, novembre 24, 2004
CRONACHE MARZIANE O SEMPLICE CARTA IGIENICA?
Accendo la TV verso le 23. Facciamo anche 23.30. Spero di trovare qualcosa come quelle vecchie telenovelas dei primi anni '80, tendenti al poliziesco a tinte rosate. In realtà mi accontenterei più semplicemente di un Sex&The City, o al peggio di una commedia di seconda categoria su La7.
Invece inciampo su Italia1 e mi paralizzo di fronte allo schermo, agghiacciata nel non avervi ritrovato mostriciattoli saltellanti piuttosto che uno dei soliti horror splatter di ordinaria amministrazione per le serate dell'adolescente liceale medio . Al loro posto, ritrovo un agglomerato circense di personaggi di difficile definizione: ballerine ricoperte dal solo aiuto continente di una calza, una maggiorata strabordante le cui tette comunicano vivacemente con il pubblico a casa, diverse pornostar vestite con malizia e buon gusto del solo grembiulino da cucina [si, dietro è APERTO];
E poi: un minuscefalo tutto abbronzato, il cui unico scopo nella trasmissione è quello di accompagnare nella cucina posticcia l'amica pornostar [che ovviamente altro non farà che dare utili LEZIONI DI CUCINA agli spettatori]. Una finta giornalista, piuttosto racchia, ma comunque strizzata in qualche vestito che ne evidenzi le mammelle come ultima speranza, una pseudo-conduttrice sfinita dall'esubero di donnine tutto estrogeni e culetto di cui è saturo lo studio, diversi altri elementi fuori luogo che non ho fatto in tempo a decodificare. Il tutto, unificato, diretto, rimescolato, prontamente e orgogliosamente condotto da un improbabile FABIO CANINO. Gay, per carità nulla da dire, ma pur sempre confezionato in raccariccianti tailleur di velluto rosso che renderebbero anche Fassino, pover'uomo, un pugno in un occhio del tutto INSOSTENIBILE.
Un manifesto del POSTMODERNO? Un format americano ai tempi delle grandi corbellerie di Bush?
Una dedica riconoscente al mondo di Moira Orfei?
Nessuno può conoscere le motivazioni reali che spingono una rete televisiva a mandare in onda un programma così apparecchiato.O forse sì. E' probabile che con l'esca delle tette e del culetto la redazione di CRONACHE MARZIANE riesca a far bere allo spettatore televisivo medio della mezzanotte anche qualcheconcetto, buttato timidamente qua e là. Ad esempio, dopo 10 minuti di balletti tondeggianti, ho potuto ascoltare un'ottima arringa di un vero medico invitato dallo stesso Canino a spiegare il perchè l'uso del Viagra, diffuso anche tra i giovani, sia retaggio di una cultura tutta Rocco Siffredi e dura-dura. Digressione corroborata per giunta dal valido intervento di una sessuologa, malcapitata e intimorita, ma pur sempre VESTITA (il che mi fa credere che anch'essa fosse una VERA SESSUOLOGA).
Senza contare le ironie un pò disgustate su Isola dei Famosi e Grande Fratello, oggetto di una simpatica classifica dei momenti più trash della settimana. E l'innovazione (?) della parola data anche al popolo (durante la trasmissione passano in sovraimpressione gli sms inviati dal pubblico. Cose come: "Quanto è strabbona la Henger"). Una sola domanda: perchè interrompere sul nascere qualunque periodo a senso compiuto con un balletto omosessuale di Canino?
Dovrò assuefarmi all'idea che gli anni '80 sono sempre di moda perchè non sono di moda mai, che la TV non è più quella di una volta, che sono figlia del POSTMODERNO come disgregazione del senso e fine delle grandi narrazioni (Alice nel Paese delle Meraviglie), e che le tette e il culetto sono fondamentali per avere un pubblico.
E se uno fa radio, COME FA???

domenica, novembre 21, 2004
MOMENTI PIACEVOLI DI WEEK END.
Il venerdì arriva come la notte dopo un giorno traboccante di rumori. Luci della città fuori dalla finestra. La collina di fronte si illumina a tratti del faro del Colle della Maddalena. Pulsare luminoso. Silenzio fermo nel buio colorato. Il calore della mia casa mi pervade di tonalità rossastre, pace etinica di legno e narguilè.
Tra breve aprirò la porta ed entrerà qualcuno che placherà irrequietezze e movimento. Tra breve scivolerò senza ostacoli tra i fotogrammi di un film piacevole da condividere con parole e gesti. E parlarne ancora dopo, a bassavoce, mentre sopra di noi le stelle. E un oblò sul cielo mostra il suo spettacolo di aerei lontani, silenziosi.
Non ci sono spigoli. Distesa morbidamente, assorbo con lentezza la sensazione di avere tutto ciò che desidero nel raggio di un breve volo, sorseggio sensazioni come bevanda calda. Il freddo è fuori questa notte.
domenica, novembre 14, 2004
OVUNQUE SEI E L'AMORE ALL'IMPERFETTO.
La stagione è ideale. La sala è calda, mentre fuori piove e il buio confortante tra il velluto delle poltrone è il miglior passatempo per le serate di fine settimana, quando i nervi iniziano piacevolmente a cedere e la voglia di cinema si fa intensa.
Questa settimana la scelta è caduta su OVUNQUE SEI. Nonostante il cinema italiano contemporaneo mi lasci sempre un pò di stucco causa fragilità dei contenuti e soprattutto totale incapacità tecnica (Muccino docet), questa volta il trailer radiofonico ha giocato da esca. Forse il titolo, che nella sua ambiguità evoca una sorta di unione panteistica tra l'oggetto del sei e l'ambiente circostante, forse la sensazione che ci fosse di più che un Accorsi NUDO E CRUDO, fatto sta che mi sono ritrovata di fronte alla pellicola di Michele Placido.
Film complicato, più che per i concetti per le ambiguità narrative, forse un pò pretenziose e sviluppate in modo approssimativo, tanto da lasciarmi sospesa tra un'interpretazione e l'altra fino alla fine, ma comunque con spunti interessanti. Buone le trovate stilistiche: il continuo intessersi di sguardi spiato dal regista (e dall'occhio dello spettatore) attraverso lo specchietto retrovisore delle auto su cui si trovano i diversi personaggi, che saranno anche veicolo dell'incrocio tra i diversi destini degli stessi.
Brevi i dialoghi, spesso insignificanti. Forse per dare risalto assoluto agli unici due importantissimi snodi concettuali della trama: una digressione sulla meccanica del pensiero e della percezione tra lo scientifico e il filosofico, e il concetto di AMORE come dimensione propria del passato. Quest'ultimo viene espresso in un'aula universitaria, la protagonista interrogata dal professore in merito a quale fosse la dimensione temporale effettiva del sentimento d'Amore rsponde che pensarlo al presente non sarebbe altro che una tautologia. In quanto l'Amore è di per sè strutturato su un continuo replay di emozioni già vissute e continuamente cercate e riproposte. Dunque con questo presupposto deve essere decodificato tutto il film, nella ricerca continua del protagonista di vivere di nuovo l'amore con la ragazza appena conosciuta, la cui immagine si svrappone lentamente a quella della moglie di Marco, ovvero il suo unico vero amore.
Splendida scena finale, in cui la moglie cerca il nuovo amante e nel fare l'amore con lui, ritrova il marito morto nel'incidente. Sovrapposizione di nudità, sovrapposizione di sentimenti.
Anche se non pensodi sentirmi in accordo con questa concezione dell'Amore, troppo limitativa per il tempo dell'uomo e per le infinite modalità della sua mente, credo di dover smentire assolutamente le critiche deluse che sono state fatte a questa pellicola. Anche se è vero che le personalità dei protagonisti non sono delineate perfettamente, credo esista un'intenzione razionalizzata nel renderli personaggi in cerca d'autore, come in fondo lo siamo tutti nel vivere una vita multiforme.
Concludendo, non perdetevi questo film. Fosse anche solo per verificare che il panorama cinematografico italiano può spaziare oltre il girotondo di fiction per la TV e la cronaca stereotipata dell'atteggiamento del 30enne medio di periferia.
mercoledì, novembre 10, 2004
STA ARRIVANDO...
Nessuno sarà esonerato. Nessuno potrà farci nulla.
Sta arrivando e sarà INARRESTABILE, INCONTENIBILE, AFFILATO.
Non ci sarà pietà per cuoricini e gif saltellanti.
Nessuna compassione per storielle strappalacrime di gioia, amore&cucciolosità.
IL PUNTO DI SKEGGIA.
Sottotitolato :
"L'Angolo Hello Kitty "
o anche
"IL PUCCA TIME "
...presto sulle vostre frequenze. Io non riderei.
(In collaborazione con Kiara, Suzuki e Lilys)
domenica, novembre 07, 2004
MOMENTI TOPICI.
Finalmente. Nessuno sapeva se ci sarebbe stata, quando e soprattutto come. L'avevano tutti presa come un mito biblico questa INAUGURAZIONE. Di fatto il penultimo giorno prima dell'evento, stavo ancora improvvisando liste di invitati non ancora invitati elemosinando nominativi tra un ufficio e un altro.
E invece, giovedì sera, era tutto pronto. Ed io, come una mamma al primo giorno d'asilo del piccino, spiccavo confezionata nel mio tailleur nero, retaggio dei tempi d'oro da hostess, tacchetti super-efficienti super-tintinnanti. Pronta a rincorrere graziosamente tutti i pezzi del mio puzzle per far riuscire la torta senza ciliegine marce a condire. Un buffetto all'hostess accaldata e malcapitata, un recupero in corner della collega kazzeggiante e baccagliante, un ultimo tentativo di comunicazione gestuale con la signora delle pulizie cilena.
E poi, ecco sfoderato il migliore sorriso in plastica e plexyglass agli avventori danarosi e fossilizzati (età media 75-90 anni), una sudatina qui e una lì, un salatino ingurgitato dietro la porta e qualche residuo di briciole e frittata sulla giacca, una simpatica e pratica battuta scambiata con chi vuol far capire che sta al potere...e via...
Un ringraziamento va all'amica KIARABLOG per aver fornito un valido aiuto nel servizio HOSTING, strizzata nella utile giacchetta fashion recuperata per l'occasione (da non sottovalutare la tecnica del LANCIO AL VOLO DEL NUMERO DEL GUARDAROBA, brevettata dalla stessa kiara nel corso della serata)
Seguono i momenti migliori:
1) STILE ELECTION DAY: taglio del nastro tricolore preceduto da discorso ironico-glamour effettuato da personaggio di non identificata importanza. Peccato che mancasse il prete assoldato per una benedizione funzionale a scadenza quinquennale. Il poveretto, agghiacciato dalle premesse deve essersi finto malato.
2)STILE C'è POSTA PER TE: bacio ricevuto dal mio capo, in seguito al taglio del nastro, unito a ringraziamenti commossi per la mia organizzazione e pacca sulla spalla da vecchi amici che l'hanno scampata.
3) STILE "ESSERE BARBONI OGGI": promotrice finanziaria tra le più efficienti scoperta ad accumulare avanzi di cibo raffermo del banchetto all'interno di una borsa in carta. Le tracce che hanno condotto allo smascheramento della poveretta sono state le sospette macchie di unto al posto delle brochure aziendali.
4) STILE PORNO TRASH: l'amica KiaraBlog agguantata all'improvviso dal più sfigato tra i promotori finanziari della Terra, riscopertosi uomo (e vivo) in seguito al terzo bichhiere di vino assimilato. Da annoverare tra i grandi classici l'espressione disgustata della malcapitata di fronte all'effusione e i ripetuti tentativi dello sfigato al fine di strappare almeno una stretta di mano.
...Comunque, sono tornata a casa stanca ma felice. Ho visto la mia creatura vivere in seguito alla preparazione sudata. E azzuffata, anche.
Logo di BANCA GENERALI stampato nel cuore. Altro che Hello Kitty.
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martedì, novembre 02, 2004
Novembre ha quell'odore di vecchio delle maglie ritirate per tanto tempo in un armadio.
Ha l'odore della mansarda di casa della nonna, che racchiude il ricordo tra i soffitti legnosi e la moquette solitaria, come se nessuno vi camminasse da tempo. Novembre è tra una foto sbiadita e le pagine ingiallite di libri vecchi, belli anche solo da toccare, come la sensazione di prendere in mano qualcosa che non appartiene più a questo tempo.
Novembre impregna il risveglio sotto le coperte calde del rumore gocciolante della pioggia sull'abbaino. E la luce grigia si infonde nella consistenza bruna del caffè, mentre il mondo assume lentamente la sua forma bagnata e vaporosa, al di sopra dell'asfalto.
Com'è diverso tutto ora. Da quel novembre di un anno fa, da quei ritorni notturni nella pioggia, da sola in macchina, una cassetta dei tempi del liceo ritrovata chissà dove, a volume altissimo nel buio. Qualche ostacolo di troppo da superare, qualche risveglio di troppo senza calore. Com'è diverso tutto ora che le mattinate significano solo un altro giorno verso il freddo piacevole della neve, verso le ore serene della sera, il ritorno a casa nella luce aranciata della mia mansarda, che non urla più la sua solitudine. E ricordi scolpiti tra le mura, feroci nella loro lontananza.
Mi siedo sul grande letto, dietro al muretto. Tra i cuscini ritrovo la morbidezza delle mie linee, la pace del rifugio, di luoghi solo miei. Leggo il libro che ha scritto Luna. E sento vicinanza e tenerezza per la bambina con cui sono cresciuta, riesco a vedere nel suo limbo quello che è stato il mio, la stessa Storia in tutte e storie, lo stesso cammino giocoso che poi fa male. Vorrei abbracciarla e ridere con lei. Dirle "Luly, quale altro casino hai combinato?", come tanti anni fa in una casa di campagna.
Ora c'è la pioggia. Non è più bussare frenetico senza risposta. E' velo che copre tutto, nella quiete dei miei pensieri, mentre il battito del mio cuore è regolare. Senza paura.
Prima o poi, succede.
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