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martedì, giugno 29, 2004
Risvegli
D'improvviso il silenzio.
Gli opachi fruscii della notte, i sussurri e le urla, si sono dissolti nella luce verginale dell'alba.
Fatico ad abituare gli occhi alla luminosità crepuscolare. Da dove vengo c'è molto buio. Decido di raggiungere un masso poco distante, per metà ricoperto da un muschio umido e verde, ricettacolo di una microvita frenetica di minuscoli insetti. Mi fermo prima di appoggiarmi, per non terrorizzare un movimento tanto poetico, nella sua assurdità.
L'erba fresca e verde accarezza i miei piedi. Ascolto il contatto morbido e liquido con la superficie degli steli sottili, degusto la sensazione di benessere, sulla fatica indurita della mia pelle, affondo le dita giù e giù, fino ad assaporare l'esitenza del terriccio, della terra solida, al di sotto di tutto. Ogni movimento è lentissimo, il corpo dolorante sembra convalescente nella rigidità di ogni spostamento. Intenerita ed indispettita, accarezzo la pelle sfregiata. Sta guarendo. Sorrido. Solo poco, per non destare sospetti in me stessa, e nel destino.
Un respiro, lentissimo. Sensazione di ossigeno freddo che pervade tutto, le narici, la gola, i polmoni, la pelle, il sangue, dentro, in fondo. Sensazione di vita. Volto lo sguardo, tenendolo basso per non essere investita da tutto il cielo che acquista poco a poco il suo colore. Tra le ciglia, vedo il mio sacco accasciato più in là, tra la morbidezza delle sue pieghe, dove l'ho abbandonato prima di liberarmi di tutto, anche dei vestiti.
Lo afferro con un gesto leggero, delicato. Il ricordo della pesantezza con cui ho dovuto trascinare il fardello durante il mio percorso mi raggiunge tramite il tatto. Le mani percorrono la tela ruvida quasi con dolcezza, e compassione. Ascolto i racconti della stoffa, lisa in alcuni punti, mi faccio trascinare dalle emozioni pacate del contatto, frugo dentro curiosa come una bambina, anche se conosco bene ciò che posso trovare. Quasi nulla. Il mio sacco ora è vuoto, ho usato molto di ciò che portavo con me per giungere fino a qui, ma non mi manca nulla.
Il palmo della mia mano incontra il mio diario. Al fondo, ho scoperto che ci sono ancora pagine vuote, tutte bianche, di quel candore infantile, che è bello riempire di colori disordinati che ridono.
Con una matita, inizio a scrivere. Prima della pioggia.
venerdì, giugno 18, 2004
LA FILOSOFIA DEL "Casa, pera, Mela"
Ho preso una decisione importante. Ovvero: E' ORA DI SMETTERLA.
Di circumnavigare i concetti
con le parole politiche, le allegorie, le metafore, i chiasmi.
Di galleggiare sul pensiero con terminologie che non sai
per giocare la mente, confonderla, nascondersi dietro al vocabolo per non comprenderlo.
Ridurre l'entropia, rassettare le parole, fare ordine nella comunicazione!Pulire, pulire, pulire!
Ex.Non è utile per lo spirito cianciare su "l'empatia spirituale e il grande trasporto emotivo", quando il corrispettivo nella filosofia C.P.M.(casa, pera, mela) è "ehy, gnocca!Perchè non si tromba?".
Prendo in mano la vita e la chiamo così com'è. del resto, "Vivere è una cosa troppo importante per poterne parlare seriamente"(O.Wilde)
CASA, PERA, MELA.
CASA, MELA, PERA. PERA, CASA, MELA.
Come va?MELA! Tu che ne pensi di tutto ciò? PERA PERA, MELA CASA.
giovedì, giugno 10, 2004
Ancora una volta, ecco lo specchio.
Per tanto tempo non ti sei guardata e ora, capitomboli proprio ai piedi della superficie liscia, rimani in ginocchio per un attimo, non osi alzare lo sguardo, ma sai di essere lì. Osservi la punta delle dita che si riflette silenziosa, il colore della pelle sembra diverso da quello che vedi, le mani sono affusolate e pallide, le vene in evidenza. Ti concentri solo sui particolari, un insetto minuscolo si posa su un'unghia, sembra inutile, sull'enormità della tua mano, appoggiata come un'animale stanco al terreno.
Lo specchio sorride tra sè e sè della tua caduta, nella perfezione della sua altezza. Sa che non puoi averla vinta, nemmeno questa volta, che ce l'avevi quasi fatta. Non potrai resistere a guardare, a dare per lo meno una sbirciatina, di sottecchi...Non potrai resistere alla tentazione di aprirti alla contemplazione, a saziarti della verità, dell'immagine di te che hai eluso, scacciato, dimenticato, storpiato.
Umiliata, alzi lo sguardo. Orgogliosa, alzi lo sguardo. E sei lì, ancora una volta, punto fermo tra passato e futuro, i tuoi occhi riflessi nello specchio tradiscono istanti sempre uguali e sempre diversi, la costruzione dell'eternità nella consapevolezza dello sguardo. Ti spaventi, ti rallegri, ti indigni, ti commuovi, prigioniera libera di qualcosa che non conosci, che solo puoi vedere riflesso.
Fiera, volti le spalle, impettita, i tuoi passi lenti rimbombano allontanandosi. Vuoi sentirti ancora padrona, mentre senti che in parte la tua vita, non è del tutto tua.
martedì, giugno 08, 2004
"Alice, bada alla semplice Storia!
Riponila pian piano
dove l'Infanzia dei Sogni si infiltra
dentro il mistico Arcano
della Memoria:
è il Fiore Appassito di un Paese Lontano"
-Lewis Carroll-
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